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IL CAVALIERE GIALLO
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Una finanza trasparente per il cittadino

Da sinistra Stefano Paleari, Luigi Ceccarini, Dario Guerini, Damiana Bussini e Laura ViganĂ² La voglia di etica nella finanza è soprattutto voglia di trasparenza di prodotto e di processo, di affidabilità, di accordo con le istanze del cittadino. Sono queste le conclusioni del seminario organizzato dall'Università di Bergamo, facoltà di Economia, che ha visto la nostra associazione impegnata in prima fila e che ha messo a confronto i modelli di Banca Etica e della Bcc Cassa rurale di Treviglio come esempi di diverso rapporto fra banca e cliente rispetto al modello istituzionale tradizionale. Il convegno si è mosso entro il quadro della ricerca Demos su «Cittadini e banche in tempi di incertezza», presentata dal sociologo Luigi Ceccarini.

Dal dibattito è emerso come l’etica non sia un prodotto,  per quanto nobile, che possa essere aggiunto in modo neutro al portafoglio di offerte di un istituto bancario. Etica in finanza significa perseguire una coerenza che ha pur sempre il reddito come vincolo e come punto critico la dimensione della banca. La progressiva inclusione di fasce di popolazione ritenute «non bancabili» nei meccanismi del credito è missione essenziale, soprattutto dopo la crisi internazionale che ha impoverito i cittadini e mostrato i limiti dell'approccio tradizionale del mondo finanziario. Non a caso Banca Etica, presentata dal presidente Ugo Biggeri, è tra le voci più decise a chiedere una tassazione, magari bassa, sulle transazioni finanziarie in modo da liberare fondi da utilizzare per finanziare imprese sociali.

Banca Etica, nata nel 1999, ha oggi circa 35.000 soci dei quali 30.000 persone fisiche, 13 filiali, 186 dipendenti, 666 milioni di euro di raccolta e 642 milioni di euro di impieghi accordati. Il tasso di sofferenza è dello 0,85%. Insieme simile e diversa è la struttura della banca di credito cooperativo. Quella di Treviglio, presentata da Damiana Bussini, responsabile rendicontazione sociale della Bcc, è nata nel 1893 e si distingue per la forte mutualità territoriale che le dà grande radicamento e riconoscibilità.

I due istituti, è stato fatto notare dalla sociologa Francesca Forno nel corso della tavola rotonda moderata dall'economista Mario Masini, sono nati a un secolo di distanza, al culmine di processi sociali di cambiamento intercettando le richieste emergenti di nuove componenti sociali che attraverso il credito hanno potuto strutturarsi e incidere sulla realtà. Ieri il radicamento fisico nel territorio, era essenziale per ottenere consenso, oggi per agganciare i giovani occorre tener conto di una diversa concezione dell'abitare un territorio che è locale ma anche globale. 


Pubblicata venerd́ 15 aprile 2011