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IL CAVALIERE GIALLO
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Incontriamo una leggenda zigana

Ha suscitato emozione l’incontro dedicato alla musica di Django Rheinartd organizzato dalla nostra associazione il 24 febbraio.
L’occasione è stato un vero e proprio incontro ravvicinato con il mitico chitarrista zigano, con la musica zingara, il jazz, le sue straordinarie contaminazioni, i suoi protagonisti.
Nel corso dell’appuntamento, seguito da un folto pubblico, abbiamo incontrato Francesco Martinelli (curatore dell’edizione italiana) del libro Django, vita e musica di una leggenda zingara di Michael Dregni, al quale abbiamo chiesto di rispondere a tre domande per raccontarci il mito di Django.
Come Django è diventato una leggenda zigana?
Attraverso la musica è stato capace di dare dignità culturale e sociale alle popolazioni zigane e alle loro forme d’espressione, come la musica. Grazie a lui intere popolazioni zingare, suddivise in diverse etnie, hanno avuto un riconoscimento della propria identià in tutta Europa.
Quali sono le tappe che hanno portato Django a diventare un mito?
Diamocene cinque.
1. Quando era adolescentte e suonava il Banjio, tra i 14 e i 18 anni, accompagnando i valzer nelle sale da ballo della Parigi degli anni ’20.
2. Il momento dell’incidente, a dicotto anni, a causa del quale perse l’uso di due dita della mano sinistra.
3. La fase nella quale si è reinventato musicista jazz attorno agli anni ‘30.
4. Il periodo della guerra che lo vedeva musicista di successo ma solo, perché il suo gruppo si era sciolto nel ’39. In bilico in una vita precaria che lo vedeva amato per la sua musica, ma pur sempre zingaro in una Parigi occupata dai nazisti. Fu un periodo difficile perché Django sapeva cosa stava accadendo agli altri zingari vittime delle persecuzioni tedesche.
5. L’ultima e imprtante fase è quella della scoperta della nuova musica jazz USA e della chitarra elettrica come innovativo strumento d’espressione.
Poi purtroppo morì giovanissimo a 43 anni nel 1953.
Che cosa conquista della sua musica?
Da sempre Django fu capace di suggestionare con la sua capacità di trasformare in veicolo musicale qualsiasi materiale. Sapeva far nascere suoni incredibili da qualsiasi strumento attraversando una vastità incredibile di suoni e colori presi dal jazz, dalla musica classica, da quella zingara nelle sue diverse declinazioni. Tutto questo fu straordinario perché Django non ebbe mai un’istruzione canonica e non studiò mai musica, tutto fu il risultato del suo straordinario talento.
Come è nata la collaborazione alla traduzioen di questo libro?
Collaboro con la Fondazione Siena Jazz dove lavoriamo per costruire una cultura del jazz, abbiamo sentito la mancanza di testi da proporre agli studenti e ai giovani e abbiamo pensato con EDT di realizzare una collana sui miti di questo genre usicale. Questo è il quarto volume, ma come dire…è un work in progres.

Il Cavaliere Giallo non si ferma a questa serata e intende proseguire nel corso dell'anno la celebrazione di Django e della musica zigana, con la preparazione di concerti dal vivo e di una mostra fotografica, in stretta collaborazione con il Jazz Club Bergamo.


Pubblicata sabato 25 febbraio 2012